Rientro anticipato al lavoro dalla malattia

Set 28, 2017 | News

Il dipendente assente per malattia che, considerandosi guarito, intenda riprendere l’attività lavorativa in anticipo rispetto alla prognosi formulata dal proprio medico curante, potrà essere riammesso in servizio solo in presenza di un certificato medico di rettifica della prognosi originariamente indicata. Con un certificato con prognosi ancora in corso, il datore di lavoro non può consentire al lavoratore la ripresa dell’attività lavorativa. Inoltre, al lavoratore risultato assente a visita di controllo domiciliare sono applicate le sanzioni previste per i casi di assenza ingiustificata a visita di controllo.

Particolare importanza, tra le indicazioni riportate sul certificato, riveste la data di fine prognosi, che indica il termine ultimo per l’erogazione della prestazione economica di malattia rilevante da un punto di vista amministrativo-previdenziale.

 

L’INPS si sofferma sul fatto che:

  • nel caso di un prolungamento dello stato morboso, il lavoratore si fa rilasciare dal medico uno o più certificati di continuazione, solo a fronte dei quali è possibile, sul piano previdenziale, il riconoscimento, per l’ulteriore periodo di incapacità temporanea al lavoro, della tutela per malattia,
  • quando vi è una guarigione anticipata, l’interessato è tenuto a richiedere una rettifica del certificato in corso, per documentare correttamente il periodo di incapacità temporanea al lavoro. Quest’ultima situazione però, non sempre viene osservata dai lavoratori che procedono al rientro al lavoro, senza alcuna rettifica della prognosi indicata nel certificato.

 

L’INPS fa presente che, la rettifica della data di fine prognosi in seguito ad una guarigione anticipata, è un adempimento obbligatorio da parte del lavoratore, sia nei confronti del datore di lavoro, per la ripresa anticipata dell’attività lavorativa, sia nei confronti dell’INPS.

Non è sufficiente che la rettifica venga effettuata prima del termine della prognosi originariamente certificata, ma è necessario che intervenga prima della ripresa anticipata dell’attività lavorativa, andrà richiesta allo stesso medico che ha redatto il certificato, riportante una prognosi più lunga.

Nei casi in cui emerga, a seguito di assenza a visita di controllo domiciliare e/o ambulatoriale, la mancata o tardiva comunicazione della ripresa anticipata dell’attività lavorativa, verranno applicate, nei confronti del lavoratore, le sanzioni già previste per i casi di assenza ingiustificata a visita di controllo, nella misura normativamente stabilita per tali fattispecie: 100% dell’indennità per massimo 10 giorni, in caso di prima assenza; 50% dell’indennità nel restante periodo di malattia, in caso di seconda assenza; 100% dell’indennità dalla data della terza assenza.

In maniera specifica, la sanzione sarà comminata al massimo fino al giorno precedente la ripresa dell’attività lavorativa, considerando tale ripresa come una dichiarazione “di fatto” della fine prognosi (avvenuta nella giornata immediatamente precedente) dell’evento certificato.

In ogni caso, il lavoratore, che si trovi nelle ipotesi sopracitate e che, non trovato al domicilio di reperibilità, venga invitato a visita ambulatoriale, dovrà, comunque, produrre una dichiarazione attestante la ripresa dell’attività lavorativa