Pensione in anticipo per i lavoratori “precoci”: chi vi rientra e chi no

Giu 22, 2017 | News

Art. 1 comma 199 e successivi – legge 11 dicembre 2016, n. 232

Scarica la circolare INPS del 16 Giugno 2017

I lavoratori precoci, avranno la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica anziché con i requisiti ordinari (per il 2017: 42 anni e dieci mesi per gli uomini e 41 anni e dieci mesi per le donne). L’agevolazione è concessa sia ai lavoratori dipendenti del settore privato, pubblico, o lavoratori autonomi (artigiani, commercianti e coltivatori diretti).

Per lavoratori precoci devono intendersi coloro che:

  • abbiano almeno 12 mesi di contribuzione per periodi di lavoro effettivo precedenti il raggiungimento del diciannovesimo anno di età;
  • si trovino in una delle seguenti condizioni:
    1. stato di disoccupazione ai sensi dell’articolo 19, comma 1, del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di cui all’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, e hanno concluso integralmente la prestazione per la disoccupazione loro spettante da almeno tre mesi;
    2. assistono, al momento della richiesta e da almeno sei mesi, il coniuge, la persona in unione civile o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104;
    3. hanno una riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile, di grado almeno pari al 74 per cento;
    4. sono lavoratori dipendenti di cui alle professioni indicate all’allegato A annesso al D.P.C.M. (allegato E alla legge di bilancio 2017) che risultano svolgere o aver svolto in Italia, al momento del pensionamento, da almeno sei anni in via continuativa una o più attività lavorative per le quali è richiesto un impegno tale da rendere particolarmente difficoltoso e rischioso il loro svolgimento in modo continuativo ovvero sono lavoratori che soddisfano le condizioni di cui all’articolo 1,commi 1, 2 e 3, del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67.
  • essere disoccupati a seguito di licenziamento individuale o collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale e
  • aver esaurito da almeno tre mesi la prestazione per la disoccupazione loro spettante;
  • assistere da almeno sei mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente che sia portatore di handicap grave;
  • essere invalido civile con riduzione della capacità lavorativa certificata pari o superiore al 74 per cento;
  • essere lavoratori dipendenti che svolgano le seguenti professioni (allegato E alla legge di bilancio):

A. operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;
B. Conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;
C. Conciatori di pelli e di pellicce;
D. Conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;
E. Conduttori di mezzi pesanti e camion;
F. Personale delle professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere
con lavoro organizzato in turni;
G. Addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;
H. Insegnanti della scuola dell’infanzia e educatori degli asili nido;
I. Facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati;
L. Personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
M. Operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti;
i quali svolgono, al momento del pensionamento, da almeno sei anni in via continuativa attività lavorative per le quali è richiesto un impegno tale da rendere particolarmente difficoltoso e rischioso il loro svolgimento in modo continuativo.

L’articolo 53, comma 2, del decreto legge del 24 aprile 2017, n. 50 ha introdotto tale disposizione: “Ai sensi e per gli effetti dell’articolo 1, comma 199, lettera d), della legge 11 dicembre 2016 n. 232, le attività lavorative di cui all’allegato E si considerano svolte in via continuativa quando nei sei anni precedenti il momento del pensionamento le medesime attività lavorative non hanno subito interruzioni per un periodo complessivamente superiore a dodici mesi e a condizione che le citate attività lavorative siano state svolte nel settimo anno precedente il pensionamento per un periodo corrispondente a quello complessivo di interruzione”.

A far data dalla sua decorrenza il trattamento pensionistico di cui al comma 199 del presente articolo non è cumulabile con redditi da lavoro, subordinato o autonomo, per un periodo di tempo corrispondente alla differenza tra l’anzianità contributiva di cui all’articolo 24, commi 10 e 12, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e l’anzianità contributiva al momento del pensionamento.

La domanda va presentata all’Inps entro il 15 luglio in caso di requisiti raggiunti entro il 2017 e entro il 1 marzo degli anni successivi per i requisiti che si raggiungono entro l’anno.